Junji Ito

Junji Ito
Se n'era già parlato, ma l'incredibile lavoro di Junji Ito (伊藤 潤に, Itō Junji, 31 luglio 1963) merita un articolo a sé.

Ogni vignetta è densa di quell'inquietudine tipica degli horror psicologici giapponesi, e basta girare pagina per imbattersi nei peggiori mostri dell'immaginario. Figure orripilanti e sinistre a tal punto da ammantarsi di un'aura di nobiltà che le fa entrare di slancio tra i nostri ricordi da brivido.

Dopo avere iniziato a disegnare da bambino, ispirato dalla sorella maggiore, e aver svolto la professione di odontotecnico, Ito vince il premio Kazuo Umezu e inizia a realizzare manga.

Tra i più famosi ci sono Tomie, le avventure di una ragazza immortale che fa impazzire i suoi spasimanti e Uzumaki, storie di una città ossessionata dalle spirali.

Junji Ito faceva parte con Hideo Kojima e Guillermo del Toro del progetto Silent Hills, purtroppo cancellato da Konami.

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Ito's diary of curses


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La famigerata colonna di destra

giornaletti


Un pezzo molto interessante di Prismo su giornali, scorciatoie editoriali, clickbait e altri disastri informativi.

Quando parliamo di mass media dobbiamo pensare alle “notizie” come a dei prodotti di massa, progettati per raggiungere un target definito e spesso concepito in modo antiquato: i lettori cioè, vengono ridotti a un numero da vendere agli inserzionisti. Quello che le testate sembrano non aver capito, è che i lettori sono diventati consumatori attivi che, quando si sentono presi in giro, hanno a disposizione una voce per esprimere il proprio disappunto, e che di conseguenza il rapporto tra giornalisti e lettori non è più di tipo passivo come nella comunicazione broadcast.


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Vita ?

life

Malgrado secoli di discussioni, esperimenti, riflessioni e progressi scientifici, nessuna delle definizioni di "vita" proposte finora riesce a discriminare in modo netto e soddisfacente fra ciò che chiamiamo animato e ciò che consideriamo inanimato. Forse perché il vero elemento comune delle cose che definiamo vive non è una loro proprietà intrinseca, ma la nostra percezione di esse.
- Ferris Jabr

Perché la vita, in realtà, non esiste.


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Digital Stars

Digital Stars

"Vogliamo la tua scansione, al completo. Il tuo corpo, il tuo viso, le tue emozioni, quando sorridi, le tue lacrime. Vogliamo un campione da conservare. Vogliamo possedere questa cosa chiamata Robin Wright."

- The Congress (2013, Ari Folman)

Le tecniche di digitalizzazione avanzano, incessantemente. In pochi anni saremo definitivamente fuori dalla Uncanny Valley. Esiste già uno standard che descrive la recitazione, il FACS (facial action coding system).

In "The Congress", film dell'animatore Ari Folman, si immaginano le imprevedibili conseguenze della scelta di donare la propria "likeness", l'immagine, ad uno studio hollywoodiano.

E intanto nella nuova pellicola di Guerre Stellari fa il suo ritorno "digitale", in uno spoiler preannunciato da oltre un anno, Peter Cushing, che interpreta il gran figl.di.putt. Tarkin al comando della Morte Nera. Lo stesso imdb non accredita né l'attore inglese, scomparso oltre 22 anni fa, né una controfigura, forse per non fare anticipazioni o più probabilmente perchè c'è da capire le complesse implicazioni del caso.

Il potenziale per il cinema, però, è incalcolabile, soprattutto dal punto di vista commerciale, se non da quello artistico. Le stelle più brillanti, che sono state piante per decenni, potrebbero tornare a brillare sul grande schermo, e sarà questa probabilmente la prossima rivoluzione nelle sale dopo l'attuale, inflazionato, tripudio di effetti speciali.

I puristi che penseranno che così "sia troppo" dovrebbero ricordarsi che il cinema è, come è sempre stato, finzione. Finzione assoluta. E, forse, vedendo Audrey Hepburn, sempre in digitale, prendersi un passaggio sulla costiera amalfitana, si rassegneranno.

hollywood reporter
the guardian
variety
indiewire


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Il Grande risveglio della AI

great AI awakening

“Uno no es lo que es por lo que escribe, sino por lo que ha leído.”
- Jorge Luis Borges

In questo articolo quasi romanzesco del New York Times c'è tutta la storia fino ad oggi del team dedicato al progetto google brain e il suo miracoloso impatto sul servizio google translate.

Come scrive Borges, in pratica: "Lego ergo Sum", google brain ha imparato a leggere e quindi a tradurre meglio tra le varie lingue.

Visti i risultati, google ha riorganizzato tutto il suo lavoro intorno alla questa nuova tecnologia, favoleggiata per decenni dagli scrittori di fantascienza. Attualmente è uno dei fronti più avanzati della ricerca sull'IT al mondo, con il potenziale di rivoluzionare lavoro, relazioni, società. In poche parole: il vero nuovo millennio.

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