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Si può arrivare a dire che probabilmente lo sviluppo amatoriale è addirittura prevalente rispetto a quello professionale. Queste "palestre" abbondano e cullano un sacco di ottimi artisti. Il comiket è una realtà impressionante e consolidata (oltre ad essere semestrale) e come al solito in Giappone non si lascia nulla al caso (se possibile).
Ad esempio per diventare autore di fumetti (mangaka) le tappe sembrano essere: iscrizione al club della scuola mentre si continua a disegnare come matti, produzione dei primi doujin, giro al comiket per raccogliere feedback, partecipazione a qualche concorso indetto dalle case editrici, feedback dai redattori, miglioramento costante del livello grazie a esercizio, consigli e lima, pubblicazione su una rivista settimanale/mensile (tirature oltre il milione di copie e periodicità frequentissime). E per i più graditi dal pubblico occhiata di interesse da una casa di produzione di anime, sbarco in TV, aggregazione di un folto gruppo di fan, e infine, addirittura, produzione cinematografica. In questo senso i libri della Ichiguchi sono molto interessanti.
Inutile sottolineare la situazione italiana, distante anni luce dalla possibilità di fare percorsi del genere.

Tue, 31/08/2010 - 10:25
masayume

In reply to by Patfumetto (not verified)

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