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The Queen's Gambit - Il sonoro

The Queen's Gambit
Spesso si sottovaluta l'importanza del suono in un opera audiovisiva. Il suono è importante perché coinvolge il pubblico: aiuta a fornire informazioni, aumenta il valore della produzione, evoca risposte emotive, enfatizza ciò che è sullo schermo e serve a dare indicare il "tono". Quando vengono usati bene insieme, il linguaggio, gli effetti sonori, la musica e persino il silenzio possono elevare drammaticamente il video. Ma è ancora più vero il contrario: un cattivo suono può rovinare il video, magari lavorando anche a livello inconscio.

L'audio non può risolvere l'animazione scadente, un montaggio di basso livello o il movimento di una telecamera amatoriale. Tuttavia, quando si tratta di creare un'esperienza completa per il pubblico, l'audio è probabilmente più importante della qualità video. Il suono aggiunge emozione e collega le persone a ciò che vedono. Supporta ogni visuale e ogni taglio, e definisce lo stato d'animo e il tono generale della narrazione.

A Sound Effect intervista il sound designer Wylie Stateman e il montatore Eric Hoehn sul loro lavoro per "The Queen's Gambit", la serie dell'anno a sorpresa su Netflix.

Studying The VFX Of The Queen's Gambit

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L'arte della Fotografia nel Cinema

Sul suo canale youtube Wandering DP Patrick O'Sullivan si occupa di fotografia cinematografica, in gergo "cinematography".

Come il montaggio e la scrittura, anche la fotografia è essenziale per aiutare il regista nella realizzazione di un film o una serie di valore. Oltre alla spiegazione dei tecnicismi ci sono ogni settimana interviste con i principali professionisti del settore. Inoltre c'è l'analisi degli spot televisivi osservandone le luci, le inquadrature, le scelte delle telecamere e altro ancora, in un formato dettagliato.

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The Wandering DP Podcast: Episode #133 - Storyboards (Good & Bad)

The Alienist Making Of

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La storia della serie TNT "The Alienist" potrà non essere tra le più originali e innovative, ma il production design è fuori scala.

Mara LePere-Schloop (BFI) ha raccolto tutti i ciottoli disponibili nell'Europa dell'est ed è riuscita a ricostruire la New York del 1890 in modo assoutamente incredibile.

Il valore di tutta la produzione è all'altezza dello sforzo per costruire il set: costumi, props, cast e regia.


Mara LePere-Schloop ('The Alienist' production designer) on evoking 'chaos' of 1890s New York

Klaus: Moe e Houdoo

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La produzione di Klaus, film d'animazione su Netflix, è durata 4 anni.

All'occhio meno attento potrebbe sembrare un film 3D ma in realtà si tratta di un film realizzato con animazione "tradizionale" in 2D, al quale sono stati aggiunte un paio di fasi di post processing tipiche del processo 3D. Il tutto con l'aiuto di un paio di programmi realizzati dai francesi di Poisson Rouge ovvero: Moe e Houdoo.

Il secondo, in particolare, aleggerisce la fase di in-betweening, che è una delle più tediose e meno "artistiche" del processo di produzione, nonchè forse una delle più faticose e ripetitive.

The Spa Studios
IMDB


Una Nausicaa Mozzafiato su Sketchfab



Questo incredibile capolavoro: Nausicaa, la Principessa del Vento, sarebbe già così una gran bella riproduzione della scena iniziale del primo film dello Studio Ghibli, ma in realtà è realizzata di 3D da Granicoph.

E c'è perfino una scena sulla Maeve, altrettanto spettacolare.

artstation
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Lupin III: The First

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Per il suo Lupin ("ルパン三世 THE FIRST") il regista Takashi Yamazaki si schiera immediatamente dalla parte di Miyazaki e il Castello di Cagliostro, sfoderando l'iconica Fiat 500 gialla. Una versione del personaggio che, grazie anche al maestro dello Studio Ghibli, è decisamente la più adatta per il mondo dell'animazione.

E ora che sia la tecnologia che la tecnica sono abbastanza evolute, il 3D non sfigura rispetto all'animazione tradizionale. Forse non aggiunge abbastanza, ma sicuramente non toglie troppo rispetto al passato.

Fujiko Mine documentary airs on NHK

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Denis Villeneuve: Dune

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Denis Villeneuve è un fan di Dune da quando ha letto il libro di Frank Herbert all'età di 12 anni. Dopo avere azzeccato i precendenti film dimostrando una cifra stilistica originale e decisamente fuori dal comune, riesce a stupire tutti di nuovo sia con Arrival che con l'impossibile seguito di Blade Runner (un'impresa che non sarebbe riuscita quasi certamente nemmeno a Ridley Scott).

In questa intervista racconta della lavorazione e della possibilità di tornare sul set dopo la prima fase di montaggio concessa dalla pandemia.

Dune (2020)